Monroe Chair

Monroe Chair

Rigore e sensualità

L’eleganza del nero e la morbidezza dello schienale disegnato ricalcando le curve di una delle più grandi bellezze del cinema hollywoodiano: nella sedia firmata da Arata Isozaki i dettagli
e i materiali raccontano l’amore dell’architetto e designer giapponese per il passato, ma trasmettono anche la sua passione per una ricerca formale non fine a se stessa.

di Emanuela Brumana

In Giappone esiste uno stile letterario risalente al XIII secolo e chiamato honkadori, il cui tratto distintivo è l’evidente richiamo che il poeta fa a un testo preesistente, in modo che risulti palese ai lettori il punto di partenza da cui egli ha poi sviluppato la propria opera. La Monroe Chair firmata da Arata Isozaki è un chiaro esempio di honkadori: l’attenzione per le opere del passato è infatti uno dei temi ricorrenti nell’estetica di Isozaki, sia nelle creazioni di design che in quelle di architettura. Guardando questa sedia non passano certo in secondo piano i riferimenti alla famosa Hill House Chair di Charles Rennie Mackintosh, come la finitura nera e lo slancio verticale, sottolineato dallo schienale stretto e lungo, alto centoquaranta centimetri. Dalla sedia ispiratrice però Isozaki si discosta nell’orientamento dei listelli di legno dello schienale, che nella sua Monroe Chair sono posizionati in verticale, andando a sottolineare ancora di più l’altezza, anche se il vero tratto distintivo è la curvatura dello schienale. Visto di profilo, infatti, è sensualmente mosso da curve ispirate alle foto di nudo di Marilyn Monroe, da cui appunto la sedia prende il nome. Il risultato è il contrasto fra la rigidità geometrica della struttura e questo morbido vezzo che dà dinamicità, rendendo nel complesso la sedia più comoda dell’originale, come lo stesso Isozaki afferma: «The Mackintosh chair is very uncomfortable, I changed that by applying Marilyn Monroe’s curve to the design».
Inizialmente progettata nel 1973 per una banca giapponese, la Monroe Chair è stata prodotta dalla ditta italiana ICF, quindi dalla canadese Sunar e dal 1981 dalla giapponese Tendo. A oggi, però, risulta fuori produzione, ma si può ammirare al Philadelphia Museum of Art in quanto icona del design moderno made in Japan.

2018-10-19T20:56:51+00:00 ottobre 24th, 2018|

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